If you master Italian language you open a door to every book, song, opera, webpage and speech created in Italian. I share with you my latest experience coming back to Italy after many years abroad. To better understand Italy and Italian. Da osservatore esterno che viene improvvisamente a confronto con la realtà italiana condivido fatti e impressioni per capire il nostro tempo nel luogo in cui mi trovo.
Cerchiamo di capire come siamo arrivati a questo punto nelle relazioni tra i "migliori vicini del mondo"
To understand how we came here and why US Trump Administration is building a "no-return"point in US-Canada relationship:
Perché in Canada il separatismo delle province (Quebec, Alberta) è una minaccia sempre presente mentre nessuno stato americano lo ha mai minacciato.
Mi sorprende che di fronte alle continue prevaricazioni del potere federale nessuno degli stati USA bullizzati da un Presidente chiaramente di parte, non abbia mai minacciato di avvalersi del diritto di secessione togliendo allo stato federale le deleghe che sono state cedute alla loro incorporazione.
Forse conta il ricordo della ultima secessione del 1861 finita in un bagno di sangue? Oppure il "melting pot" USA è molto più integrato da non consentire neppure di immaginare tale ipotesi? O, più semplicemente, un calcolo utilitaristico non ne vede la convenienza almeno fino ad un punto di rottura che il bullismo della amministrazione federale NON HA ANCORA RAGGIUNTO?
In tale ultimo caso quale potrebbe essere la linea tracciata sulla sabbia che scatenerebbe la reazione degli stati "bullizzati", quando ormai quasi tutti i diritti (e gli emendamenti) della Costituzione federale USA sono stati violati (o minacciati di esserlo)?
Il Vento del separatismo è invece ben presente in gran parte del mondo e oserei dire che non esista stato o nazione che non ne abbia sofferto di qualche manifestazione o non ne stia facendo i conti attualmente.
Cito la dissoluzione della Cecoslovacchia in tempi recenti (1992), le separazioni di India e Pakistan, la scissione del Bangladesh dal Pakistan nel 1971; per ricordare quelle ancora in essere.
Tra i movimenti separatisti passati e presenti ricordo i baschi e i catalani in Spagna, gli alto-atesini in Italia, gli irredentisti irlandesi nel Regno Unito ed il grande esempio della ex-Jugoslavia con il suo tragico esempio di lotte intestine in una guerra "(in)civile" mai chiusa.
Il Canada ha sempre vissuto il separatismo come una sorta di contrappeso allo strapotere del governo federale: non per niente il maggior tentativo separatista appartiene al Quebec dove il governo Trudeau (padre) aveva dovuto sospendere i diritti dei cittadini per combattere il nascente terrorismo.
L'amministrazione Trump non poteva esimersi dallo sfruttare tale opportunità in Alberta come attentamente analizzato in questo articolo della Voce di New York:
Il referendum sull'indipendenza della provincia ricca di energia rilancia una paura antica: l'annessione americana. E ripete il copione già visto in Crimea
Nelle ultime settimane in Canada è partita una raccolta firme per indire un referendum sull’indipendenza della provincia, la più ricca di petrolio del Paese. “Stay Free Alberta” deve raccogliere 178.000 firme entro il 2 maggio perché il referendum si tenga.
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Il paragone con la Crimea non riguarda l’esito, ma il metodo. Anche lì tutto cominciò mettendo in dubbio la sovranità: talk show, dichiarazioni, referendum presentati come “domande legittime”. Solo dopo arrivò l’invasione. La differenza è che questa volta lo stiamo vedendo mentre accade. Non dopo. Mentre. E forse questo ci dà una possibilità che l’Ucraina non ebbe: chiamare le cose con il loro nome prima che sia troppo tardi.
Qui il referendum, se si farà, verrà probabilmente bocciato. La maggioranza degli abitanti dell’Alberta vuole restare canadese, soprattutto oggi . Ma il punto, per Trump, non è vincere. È insinuare l’idea che la sovranità canadese sia artificiale, negoziabile, revocabile. Perché il vero potere di questo copione non sta nella sua capacità di rovesciare istantaneamente gli Stati. Sta nella sua capacità di farci credere che gli Stati possano essere rovesciati. E una volta che quell’idea diventa pensabile, diventa anche possibile. Le code nella neve di Calgary non sono folklore. Sono un laboratorio. E il mondo sta guardando.
Nel solco degli allarmi segnalati da Mario Draghi (e non solo da lui) ecco il suo ultimo richiamo alla comunità di stati che rifiuta di procedere ad una necessaria integrazione che sia oltre la semplice unione economica (= UE):